Start-up e PMI requisiti, come deve operare la CCIAA

I requisiti per poter essere definite Start-up innovative, indicati all’art. 25, comma 2, del D.L. 179/2012, sono definiti “genetici” dal Ministero dello sviluppo economico (MISE) in quanto elementi presupposto per poter richiedere l’iscrizione alla sezione speciale.
Detti requisiti devono essere verificati dalle Camere di commercio (CCIAA) in prima battuta al momento della richiesta d’iscrizione, e considerati gli effetti derivanti dalla iscrizione nella sezione speciale, le verifiche poste in essere assumono particolare importanza.

VERIFICHE PER START-UP INNOVATIVE

Rientrano nell’attività di controllo:

-      La verifica della forma giuridica, l’eventuale assenza di quotazione;

-      Il riferimento temporale per la verifica della costituzione da non oltre 60 mesi coincidente con la data di costituzione e non di iscrizione al registro imprese o inizio attività;

-      La verifica della residenza in Italia ai sensi dell’art. 73 del Tuir, o nella UE o nello SEE e con sede produttiva o filiale in Italia, attraverso il registro delle imprese

-      la verifica del parametro del valore della produzione annua tratti dai dati di bilancio (in formato XBRL);

-     la verifica del requisito “non distribuisce e non ha distribuito utili” dovrà essere verificato attraverso i verbali di approvazione del bilancio d’esercizio;

-      La verifica dell’oggetto sociale. Al riguardo il MISE premette che la verifica dell’Ufficio non deve entrare nel merito, ma deve essere ispirata ad un approccio Teologico col quale gli elementi vanno valutati in via complessiva e confrontati se coerenti rispetto al dettato normativo. Quindi l’Ufficio deve tentare di “collegare” altri elementi che uniti tra loro evidenziano l’innovatività sostanziale dell’iniziativa. Gli elementi sintomatici che per il MISE evidenziano il carattere innovativo della start-up sono:

  • la titolarità di una delle attività intellettuali di cui al punto 3) dell’art. 25, purché direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa;
  • la sussistenza del requisito di cui al punto 1) dell’art. 25 (spese di ricerca e sviluppo);
  • la descrizione dell’attività fornita in sede di autocertificazione dove per “attività” si intende chiaramente ciò che la società svolge concretamente e quindi aldilà della declaratoria contenuta nell’oggetto sociale;
  • la presenza di un eventuale sito Web;
  • se gli elementi finora evidenziati non dovessero “dipanare i dubbi” dell’Ufficio lo stesso potrà chiedere direttamente alla società un cosiddetto “presentation deck” che descriva e chiarisca gli elementi di innovatività del business della società;
  • essere “ospitati” fisicamente da un incubatore certificato.

Se tutti gli elementi sopra descritti non consentono all’Ufficio di raggiungere un convincimento finale, sarà comunque possibile sottoporre la valutazione agli uffici del Ministero.

Ulteriore importante verifica in capo agli uffici riguarda la sussistenza di almeno uno dei parametri quantitativi cosiddetti “alternativi” (punti 1), 2) e 3), dell’art. 25, del D.L. 179/2012).  L’analisi si dovrà basare sui documenti forniti dall’impresa e non potrà essere una analisi ispettiva che non compete e non è possibile alla CCIAA.

La sussistenza di eventuali brevetti, potrà essere verificata accedendo alla banca dati dell’Ufficio italiano brevetti, mentre i programmi software originali potranno essere verificati presso la SIAE. Anche in quest’ultimo caso dovrà essere riscontrata l’attinenza del brevetto o della privativa con l’oggetto sociale della società.

Relativamente alla start-up innovative a vocazione sociale (SIAVS), l’Ufficio dovrà verificare la presenza del Documento di Descrizione di Impatto Sociale e la presenza di una delle attività “sociali” prevista dal D.Lgs. 155/2006 abbinata ad un profilo innovativo ad alto contenuto tecnologico.  Viene chiarito che l’oggetto sociale della SIAVS potrà prevedere anche altre attività oltre a quelle imprescindibili ai fini dell’inquadramento.

VERIFICHE DINAMICHE (IN ITINERE) PER START-UP INNOVATIVE

Il comma 15, dell’art. 25 prevede che “Entro 30 giorni dall'approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della start-up innovativa o dell'incubatore certificato attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti rispettivamente dal comma 2 e dal comma 5 e deposita tale dichiarazione presso l'ufficio del registro delle imprese.”

Sostanzialmente la verifica dell’Ufficio sulle dichiarazioni di cui sopra dovranno essere condotte con le stesse modalità e principi elencati per le verifiche preventive.

Viene inoltre chiarito che l’aggiornamento semestrale imposto dal comma 14 dell’art. 25 del DL. 179/2012, deve essere “stimolato” in logica proattiva dalle stesse CCIAA le quali devono allertare, con ragionevole anticipo, le imprese affinché adempiano a detto obbligo.

 

VERIFICHE PMI INNOVATIVE

Le “piccole e medie imprese innovative”, (PMI innovative), presentano alcune particolarità rispetto la Start-up innovative, che comportano controlli specifici da parte delle CCIAA.

In base alla definizione di PMI contenuta nella raccomandazione comunitaria 2003/361/CE, sono PMI innovative le microimprese e piccole imprese e medie imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.

Gli Uffici dovranno verificare il parametro dei dipendenti in via indiretta (dati dichiarati alle CCIAA o presumibilmente verificando presso l’impresa), e i parametri contabili direttamente dai dati di bilancio o dal fatturato.

Eventuali dubbi in merito potranno essere condivisi con la Commissione per la determinazione della dimensione aziendale ai fini della concessione di aiuti alle attività produttive istituita presso il MISE.

Altra particolarità delle PMI innovative è il bilancio certificato, certificazione che in sede di prima iscrizione, nel caso in cui la società richiedente non sia soggetta all’obbligo di certificazione, potrà essere effettuata post approvazione del bilancio e nella forma volontaria (con atto aggiuntivo), e dovrà essere depositata antecedentemente alla richiesta d’iscrizione alla sezione speciale. Dal secondo esercizio di iscrizione nella sezione speciale delle PMI innovative, la certificazione (che in prima battuta può essere stata di tipo volontario), dovrà essere legale ai sensi del DL. 39/2010.

Le PMI innovative, come le Start-up, non devono essere quotate in un mercato regolamentato, e per la verifica del requisito gli Uffici opereranno con le modalità già indicate per le Start-up.

 

I requisiti alternativi visti per le start-up, con percentuali diverse, sono previsti anche per le PMI, in tal caso però devono sussisterne almeno 2 di 3 (e non 1 di 3); gli uffici verificheranno quindi la sussistenza di detti elementi con le medesime modalità viste per le start-up innovative.

VERIFICHE DINAMICHE (IN ITINERE) PER PMI INNOVATIVE

Il comma 6, dell’art. 4, del D.L. 3/2015 prevede che “Entro 30 giorni dall'approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale delle PMI innovative attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti dal comma 1 del presente articolo, e deposita tale dichiarazione presso l'ufficio del registro delle imprese.”

Relativamente alla attestazione di cui sopra, gli Uffici dovranno verificare il mantenimento di tutti i requisiti e quindi il rispetto della dimensione, l’assenza di quotazione, ecc. ecc., con le modalità indicate anche per le Start-up. L’eventuale mancata attestazione del legale rappresentante, è sanzionata con la cancellazione dalla sezione speciale. Il MISE al riguardo, chiarisce però, che l’eventuale comunicazione tardiva, ma prima dell’avvio di un procedimento di cancellazione dell’Ufficio, rappresenta una sorta di ravvedimento che consente all’impresa di evitare il procedimento di cancellazione.

Anche per le PMI, il cosiddetto aggiornamento annuale, dovrà essere “stimolato” in logica proattiva dalle stesse CCIAA le quali dovranno allertare, con ragionevole anticipo, le imprese affinché adempiano a detto obbligo.

Considerazioni finali

La circolare del MISE rappresenta un pregevole tentativo di fornire elementi utili ai Conservatori delle CCIAA, nella decisione se ammettere o meno una società nella sezione speciale. È bene ricordare che con l’iscrizione nella sezione speciale “scattano” una serie rilevantissima di effetti fiscali, fallimentari, giuslavoristici e civili, conseguentemente la decisione è foriera di conseguenze molto importanti.

È difficile pensare che la circolare in commento possa risolvere tutte le questioni dubbie che la prassi incontra ma, a parere di chi scrive, se ne può perlomeno estrarre lo spirito ispiratore.

Ci pare di intuire che il MISE chieda agli Uffici un atteggiamento non particolarmente “rigido” o “formale”, ma aperto e mirato a capire “aldilà delle etichette” ciò che effettivamente la società che si presenta per l’iscrizione, intende svolgere col proprio progetto. E’ evidente che in detto progetto dovranno essere presenti elementi di innovazione sufficienti a convincere l’Ufficio dell’animo innovativo della società.

Infine si evidenzia che non viene riportato alcunché relativamente a chi eventualmente dovrà svolgere controlli sull’operato delle CCIAA, lasciando intuire che probabilmente la decisione del conservatore (fatti salvi i casi di false attestazioni, o altro), non dovrebbe essere oggetto di ulteriori verifiche da parte del MISE.